«Borgen», tra quarto, quinto ( e sesto) potere, il Palazzo norvegese in un intelligente intreccio (voto 8)- Corriere.it

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da Maurizio Porro

La quarta stagione di Adam Price sui chiaroscuri dei politici di Oslo

“Borg” è una serie norvegese che dal 2010 intreccia in modo intelligente fattori pubblici e privati ​​e ci racconta il quarto e il quinto stato e anche il sesto stato che oggi è social e ci mette tutti in pericolo ogni minuto della giornata. Dopo tre acclamate stagioni, il prodotto, ideato e diretto da Adam Price, che mostra per una volta la mano di un vero autore, torna con una quarta stagione di 8 episodi, incentrata su un’unica questione economico-verde che colpisce i leader in porta i problemi come ministro degli Esteri della protagonista, la celebre Birgitte Nyborg, già attivissima prima premier donna a Oslo e poi, dopo una crisi, fondatrice dell’inedito partito Nuovi Democratici. Ora la scoperta del giacimento petrolifero in Groenlandia, Paese legato alla rete imprenditoriale e socio-economica della Danimarca, sta provocando una crisi internazionale perché la società incaricata di estrarre “l’oro nero” si trova tra i fiordi della remota e desolata Groenlandia, ma i lavori sono fortemente richiesti da Oslo, che deve vedersela con Stati Uniti, Cina e Russia.

La presenza di quest’ultimo getta un’ombra di attualità su questo argomento, anche se l’Ucraina non ha nulla a che fare con esso. Ma come sempre c’entra la sete di potere e la voglia di avere il 50% dei proventi, quindi c’è un duro scontro senza paura tra la Danimarca, che considera la Groenlandia quasi il suo protettorato, e le altre superpotenze che hanno ambasciatori, spie, droni e minacce. Tutto è manipolato dalla sete di potere e dalla voglia di mantenerlo, anche da parte della nostra gentilissima signora che, dopo il divorzio, entra in conflitto con il resto del suo partito e con il figlio, causando problemi ecologici e bio visione del mondo futuro in stile Greta. Non solo, ma i fan di Borgen (che in pratica significa Il Castello) ricorderanno che c’è lo studio di TV1 dove i giornalisti si battono per presentare e commentare il tiggì della serata, dando inizio a una serie di pratiche che non sempre sono dei primi. qualità morale: ora il capo è l’ex giornalista Katrine, con una vita sentimentale accidentata, contesa dai suoi genitori, finalmente in preda a una crisi che arriva al momento giusto.

Sullo sfondo una classe di politici truffatori e doppiogiochisti di destra, una sinistra che si vede in difficoltà e non sa se tradire i suoi ideali, perché il valore aggiunto del petrolio è allettante e può risolvere tanti problemi, anche sociali. E poi ci sono sempre quelli duri e puri e il battibecco familiare è il battibecco generazionale con il giovane Magnus che si butta in politica e litiga con sua madre in tv mentre sua sorella sta attraversando una crisi psichiatrica già nella terza stagione e ora è tornata come nuova. Con la scomparsa dell’addetto stampa di scena spin doctor delle prime stagioni, Kasper Juul, la trama sempre interessante della politica nordica, è nelle mani del bravissimo protagonista Sidse Babett Knudsen che è un vero e proprio scrigno di sfumature, da Brigitte Hjort Sorensen, di Soren Malling e del cast numeroso che comprende in questi episodi il nuovo addetto stampa, il vecchio nemico che diventa consulente destro, il segretario di stato che intrattiene una relazione con la figlia del boss groenlandese (l’unica cosa che : né…) sono evidenziati.

E non mancano i sospetti suicidi, droni più sospetti, attacchi aerei statunitensi, discorsi sui giochi dei potenti e un finale su cui tutti concordano e che sembra un punto di non ritorno. Il ritmo è sempre mantenuto e anche se le situazioni si ripetono, il fatto di entrare a Palazzo (di Pasolini) con tutte le comodità dà un senso di privilegio e di interesse a conoscere, e a scoprire, la situazione politica di un altro Paese, sicuramente con più bon ton di noi, i media mondiali si somigliano nei peccati quotidiani e mortali del giornalismo sia politico che di attentato. Ma, ripetiamolo, il jolly della splendida serie danese è proprio l’intreccio e quasi mortale abbraccio dei poteri, sotto il quale il social oggi appare giustamente come il pericolo, veleno che manda in una spirale discendente ideologie e valori con uno spartito etico .

30 novembre 2022 (modifica 30 novembre 2022 | 07:12)

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