chi erano e cosa resta di quella moda- Corriere.it

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da Claudio Del Frate

Dopo la dimensione politica ed egualitaria degli anni ’70, sta prendendo il sopravvento la dimensione privata e neoconsumistica del prossimo decennio. Che ripristina le gerarchie di classe, ma bandisce per sempre la “pesantezza”.

Qualcosa esisteva più intimo «80» rispetto alla moda delle ciambelle? C’è qualcosa che rappresenta il meglio rompere con il decennio precedente dell’esilarante inafferrabilità di “cazzi” e “squinzie”? La sociologia a buon mercato è sempre pericolosa, ma la questione è “riccia” dopo la notizia che chiuderà per sempre il McDonald’s di piazza San Babila a Milano, tempio indiscusso di quella corrente del costume italiano, anche se non è il primo fast food inaugurato in Italia (Sicuramente lo ha preceduto Burghy, sempre a Milano). Lontano dai sentimenti veterani, cerchiamo di capire se qualcosa sopravvive di quella moda effimera.

L’Italia è uscita dal anni non solo leader, ma impegnati nell’impegno politicoalle utopie, all’anticonsumismo, al tentativo di abbattere i muri dell’aula: jeans, salopette, camicie e maglioni informi riciclati e scartati dal mercatino dell’usato sono stati i codice estetico degli anni ’70. Ma questo è stato accompagnato da esperienze condivise tra i giovani: incontri e processioni, conferenze, partecipazione a concerti, vacanze in tenda nell’isola greca, la liberazione sessuale. Un intero mondo accessibile a tutti, in grado di ridurre le distanze sociali, facendo sentire tutti uguali e vicini.

Con gli anni ’80 questa prospettiva si è ribaltata: la dimensione politica da lasciare scompare spazio per il «riflusso», per il privato. Impone ciò che viene definito con una formula vincente “Edonismo reaganiano” (copyright di Roberto D’Agostino): leggerezza, colore, niente più sensi di colpa verso il consumismo. La plastica rappresentata da tutti i capi moda Paninara: le scarpe Timberland, le magliette Naj Oleari, l’orologio Swatch e molto altro. Feticismo della merce che, però, non tutti i ragazzi possono permettersi; e qui la gerarchia di classe ed economica si riafferma, per il «tamarro» con il giubbotto Moncler tarocco lo acchiappa subito e lo mette in disparte. Proprio come il resto della società in quegli anni torna ad essere competitivo, sfrenato, selettivo invece che egualitario.

Ma il McDonald’s di piazza San Babila ha chiuso, è cresciuto il giro vita dei panini anni ’80, c’è qualcosa che non è evaporato da quella moda poi celebrato in film, riviste, sketch televisivi? Ci impegniamo: soprattutto le abitudini alimentari di cibi cotti e mangiati. Oggi si chiama street food in decine di varianti che non sono solo quella dell’hamburger, ma la carota in qualche modo c’è. Di cosa particolarità per tutto ciò che sa di «pesantezza» (che fine hanno fatto i cineforum con film in lingua originale?), a rischio di cadere nella semplificazione e nel banale: nella comunicazione, nell’abbigliamento, nel consumo c’è sempre un ritorno. E poi quell’illusione un po’ stupida di far parte di un’élite di privilegiati per poi ritrovarsene millemila nello stesso posto e con lo stesso paio di scarpe.

29 novembre 2022 (modifica 29 novembre 2022 | 16:44)

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