Con Jiang Zemin scompare il padre della generazione dei nuovi leader cinesi

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La morte del padre di tutti i leader in carica dagli anni ’90, compreso l’attuale segretario generale Xi Jinping, arriva in un momento drammatico per la Cina, assediata da una pandemia che renderà impossibili gli onori di stato per un politico che ha giocato, fino all’ultimo momento , un ruolo cruciale nella modernizzazione del Paese e la cui ombra aleggiava in permanenza sulle sorti e sulle scelte della nomenklatura cinese. Ha fatto notizia anche quando non era in tribuna alle manifestazioni ufficiali.

Una scomparsa simbolica

La morte, all’età di 96 anni, dell’ex presidente Jiang Zemin nella sua casa di Shanghai per leucemia ha un forte significato simbolico alla luce del 20° Congresso del Partito che si è concluso il 23 ottobre. Con lui, un’era sostituita dieci anni fa dall’arrivo al potere di Xi Jinping, storico terzo mandato da segretario generale, nucleo centrale detentore di un potere immenso, sempre più vicino a quello del grande compagno Mao Zedong. Una nuova era suggellata dalla scomparsa di un grande vecchio della politica cinese.

Xi Jinping deve molto a Jiang Zemin: quando si è trattato di decidere chi sarebbe subentrato al suo erede Hu Jintao nel novembre 2012, la scelta è caduta sul nuovo segretario di partito della roccaforte di Jiang Zemin, Shanghai, anche se la posizione era ben bilanciata da il ferocemente fedele Li Keqiang, designato primo ministro.

Legami molto forti che riaffiorarono nettamente quando, nella sessione conclusiva del XX° Congresso, Hu Jintao, allora anche lui anziano, fu scortato fuori dalla sala in piena vista del mondo. L’ultima pacca sulla spalla quando se n’è andato è stata per Li Keqiang.

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Perché ha scelto Xi Jinping?

Jiang Zemin ha sentito la calma forza di Xi Jinping, l’intelligenza emotiva che finora gli ha permesso, come abbiamo visto, di conquistare completamente il campo dagli avversari interni. Senza fare prigionieri, dal momento che tutti i leader ancora strettamente legati a Jiang Zemin sono rimasti fuori dal Comitato permanente del Comitato centrale e dal nuovo Comitato stesso.

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