Decreto rave, Nordio corre ai ripari: il reato si applicherà ai “raduni musicali” (e solo a chi li organizza). Ma restano le intercettazioni

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Il ministro Karel Nordio si mette al riparo. E disinnesca due bombe che minacciavano di esplodergli sotto i piedi, attirandosi le critiche dei genitori ex colleghi E il suo elettori insieme, oltre a minare (in un colpo solo) la sua fama di garantito e ideologia sicurezza del governo cui appartiene. Il Guardasigilli ha prodotto numerosi esemplari robusti modifiche alla legge di recepimento del c.d. “decreto-rave“, la prima determinazione dell’esecutivo Meloni, che – tra tanti e diversissimi provvedimenti – è una nuova tipologia di reato contro la”assembramenti pericolosipropagandata come legge anti-rave party, e il rinvio della promulgazione di parte del riforma della giustizia penale dell’ex ministro Marta Cartabia. Da un lato, Nordio interviene per limitare l’espansione del nuovo “delitto rave”, per evitare che venga punito con la reclusione qualsiasi forma di assembramento non autorizzato, come hanno denunciato all’unisono gli addetti ai lavori. Invece l’aggiunta di un comma alla riforma Cartabia lo evita (come previsto da fattoquotidiano.it) un effetto potenzialmente molto imbarazzante per il governo: ilscarcerato di giorno in giorno decine di presunti ladrirapitori, truffatori e autori di gravi incidenti stradali, cosa gli elettori di Lega E Fratelli d’Italia. Previene, infine, il rischio di caos organizzativo negli uffici giudiziari di tutta Italia, soddisfa le richieste delle procure e detta una regime transitorio per l’applicazione delle nuove regole di processo.

“Raccolta musicale” e “Pericolo concreto” – Il primo emendamento riscrive la nuova fattispecie di reato e ne modifica anche la collocazione nel codice penale: non più nell’art. 434-bis, compreso tra i reati contro la pubblica sicurezza, ma nel 633-bis, previsto reati contro il patrimonio. La pena rimane la stessa: la reclusione da tre a sei anni o bene da mille e diecimila eurouna cornice che consente l’uso di intercettazioni nella fase investigativa (ma non in quella preventiva regolata dal Codice Antimafia). Ciò che cambia, invece, è il comportamento abusivo: l'”invasione arbitraria di terreni o fabbricati altrui, pubblici o privati” deve avvenire “al fine di organizzare un incontro musicale o avere altro scopo di intrattenimento“. La semplice “possibilità” di un pericolo derivante dall’invasione non sarà più sufficiente: perché la norma si applichi occorre che vi sia una “pericolo concreto per la sanità pubblica o per la pubblica sicurezza» (scompare il riferimento all’«ordine pubblico»).

I partecipanti non sono più punibili – Inoltre, tale pericolo deve sussistere “a causa dell’inosservanza dell’art leggi sulla droga o in materia di sicurezza tu odi mostrare igiene e un po’ manifestazioni di pubblico spettacoloanche per il numero dei partecipanti o per la condizione dei posti”. Il limite minimo scompareprevisto nel vecchio standard, di cinquanta partecipanti all’invasione. Infine, e soprattutto, il riferimento a scomparePartecipanti“: essere puniti è solo”chi organizza o promuove“Riunioni illegali. Nella relazione illustrativa si afferma che la modifica proposta è “essenziale per evitare di includere manifestazioni pubbliche in luoghi pubblici nell’ambito dell’applicazione del caso”. Il governo ha quindi scelto di fare marcia indietro su una legge accusata di spianare la strada alla repressione del dissenso. “La condotta illecita”, scrive l’Ufficio Legislativo del Ministero, “si sta ora manifestando fare riferimento a situazioni specifichepienamente definiti nei loro caratteri offensivi, rispetto ai quali si giustifica la maggior severità delle pene”.

La virgola antiprigione più svuotatrice – Un altro emendamento, invece, mira a modificare ileffettoaddetti alle pulizie carcerarie” della riforma Cartabia nella parte in cui trasforma una serie di reati (furti, lesioni stradali, sequestri, truffe o danneggiamenti) da “legalmente perseguibile” Fino a “orientato all’azione sulla denuncia“. Significa che se oggi i pm sono obbligati ad indagare in presenza di una denuncia di reato, domani potranno farlo solo se la vittima esprime esplicitamente la volontà che il colpevole sia punito. Il problema, tuttavia, è che il nuovo regime entrerà in vigore retroattivamenteper il principio costituzionale dell’art diritto penale più favorevole al reo. Quindi dal 31 dicembre senza processo quei reati giusti non esisteranno più (a meno che la persona offesa non provveda entro tre mesi). E, secondo l’interpretazione più diffusa tra i tecnici, falliranno subito tutte le precauzioni già richiesti e pendenti, compresa la detenzione in carcere o agli arresti domiciliari. Libera immediatamente legioni di sospetti delinquenti professionisti (il rischio di reiterazione del reato è infatti il ​​requisito che giustifica la quasi totalità dei provvedimenti in questi casi).

Rilascio dopo venti giorni senza denuncia – Un rischio che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ne era ben consapevole, tanto da sottolinearlo nella conferenza stampa successiva all’approvazione del decreto rave. E su cui ora Nordio sta intervenendo con un provvedimento ad hoc: le precauzioni, si legge, non perdono subito di efficacia, ma solo se il caso giudiziario non arriva entro venti giorni dall’entrata in vigore della riforma. Un momento in cui, è previsto, “l’autorità giudiziaria compia tutte le ricerche utili alla persona offesa, ricorrendo anche alla polizia giudiziaria”. E la spiegazione è molto chiara sul perché della scelta: “In questo modo vogliamo evitare il rischio di interpretazioni che potrebbero portare alla rilascio immediato indagati/imputati soggetti a cautele”.

Il regime transitorio – Altri emendamenti intervengono su a regime transitorio per l’applicazione di alcune novità procedurali della riforma. Era una richiesta che l’autorità giudiziaria aveva comunicato a Nordio in una lettera firmata da tutti Procuratori Generali d’Italiae cosa ha portato alla ritardo di due mesi dell’entrata in vigore della legge (originariamente prevista per il 1° novembre). Ad esempio, l’applicazione delle nuove disposizioni in materia di indagini preliminari e azione penale è prevista solo per i procedimenti registrati nel 2023. Nella decisione, scrivono gli uffici Nordio, “sia la necessità di evitare l’ovvio complicazioni pratiche derivante dall’applicazione simultanea di diversi regimi all’interno della stessa procedura e dalla considerazione del possibile conseguenze negative per le indagini in corso“. Le nuove norme, infatti, obbligano i pubblici ministeri a mettere a disposizione degli avvocati tutti gli atti istruttori non appena scaduto il termine istruttorio, anche se non sono state ancora chieste accuse o archiviazioni: una novità che è stata criticata da molti inquirenti.

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