Goldman Sachs sposta i trader da Londra a Milano, l’esempio di Jp Morgan, Citi e Nomura- Corriere.it

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Cara Londra, ciao, ora preferisco Milano. Le conseguenze della Brexit continuano a provocare disordini in Europa e nelle finanze del Vecchio Continente. Quest’ultimo riguarda Goldman Sachs, che ha deciso di spostare parte del suo euro swap trading desk da Londra alla Madonnina. Secondo Bloombergil personale del colosso di Wall Street si sposterà probabilmente all’inizio del prossimo anno e anche personale locale verrà assunto per integrare gli 80 già in essere attraverso Santa Margherita.

Le altre banche internazionali puntano su Milano: da Citi a Jp Morgan

Purè di patate JP Morgan, presente in Italia da più di cent’anni, favorisce il trasferimento dei propri banchieri d’Oltremanica nei nuovi spazi di via Cordusio: attualmente la banca d’affari impiega circa 200 persone, di cui 20 impiegati, compresi senior, che, dopo la Brexit, sono arrivati ​​a Milano e da altre località internazionali (in particolare New York). D’altro canto, il fenomeno è accompagnato da una costante crescita della forza lavoro milanese: sono attualmente una decina le posizioni aperte nelle diverse linee di business (investment bank, asset & wealth management, banca commerciale). Stessa sorte per gruppo civile: La banca d’affari di New York ha aumentato il proprio organico in Italia dal 2018 a seguito del referendum anti-UE, arrivando a circa 230 persone. Nomura invece, ha dichiarato di voler crescere in modo selettivo nel capoluogo lombardo e di recente ha assunto Elena Agosti, veterana di Goldman e Jp Morgan, per supervisionare un’agenzia tutta al femminile.

Settanta per cento in meno di tasse

Ma non si tratta solo di una fuga da un Paese non più europeo e senza passaporto finanziario: una questione fiscale più favorevole favorisce il rimpatrio o il trasferimento dei banchieri nel Belpaese. Lo spiega bene Andrea Tavecchio, fondatore dello Studio Tavecchio e Associati, specializzato in clientela privata: Pur in un contesto di estrema mobilità globale e instabilità politica, vedi la Brexit nel 2016, il governo ha deciso di adottare regole Renzi per consentire la restituzione del “denaro e cervelli” in Italia. Una di esse è stata copiata dalla Francia (e ci sono norme simili in altri Paesi europei come Belgio e Spagna) – ricorda l’avvocato -. Nell’ambito del regime in questione, che si applica in particolare al rientro dei banchieri, un soggetto che non risiede in Italia da almeno due anni può optare per un regime agevolato che tipicamente comporta una riduzione del 70% del reddito professionale annuo per cinque anni . Tutte le altre tasse e contributi previdenziali vengono pagati normalmente.

Scuole, infrastrutture e sanità

Il governo Gentiloni ha introdotto anche un’altra disciplina sui cosiddetti “carried interest” (incentivi alla gestione di fondi e società, ed), che – a determinate condizioni – sono tassate come reddito finanziario (normalmente al 26%) e non come reddito da lavoro dipendente (con aliquota fino al 43%). È una legge che ha permesso di chiarire come va tassato un reddito in Italia. In molti casi la chiarezza delle regole paga anche sui regimi fiscali favorevoli, aggiunge Tavecchio, allargando alla città stessa il discorso sul richiamo del fisco da parte di Milano: a Milano si stanno trasferendo molti qualificati del personale di banche e private equity perché è una città che si sta affermando per infrastrutture, un’efficiente sanità privata, università e scuole straniere come quelle francesi, tedesche, inglesi e americane. In termini di numeri di esodo, corrispondono quindi ai dati pubblicizzati nel 2019 dall’Aibe, l’associazione delle banche estere, quando l’uscita del Regno Unito era sempre più concreta: le banche intervistate, infatti, facevano trapelare che sarebbero state trasferite da Londra a Milano tra le 60 e le 75 risorse, così distribuite: da 7 a 10 unità, nell’ambito del private banking; da 30 a 35 unità nei mercati; da 20 a 30 unità nel corporate investment banking. Secondo la Banca d’Inghilterra, 75.000 posti di lavoro nel solo settore finanziario del Regno Unito sono a rischio per cause direttamente attribuibili alla Brexit.

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