Il condono si arena in Comune. Molte le grandi città che dicono no alla rottamazione di multe e cartelle esattoriali

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A Milano, ma anche a Roma, i residenti non potranno ottenere la remissione delle sanzioni (e altri tributi locali non pagati): i due comuni più grandi d’Italia non hanno infatti aderito alla “tregua fiscale” varata dal governo con la legge di bilancio. Ma sono centinaia i sindaci che hanno deciso di farlo non andare oltre con la grazia, per effetto dei quali rimangono in bilancio gli oneri ancora da riscuotere. Una scelta spesso forzato, vista la situazione non certo florida di alcuni comuni. Inoltre, il direttore finanziario locale di Anci, Andrea FerriStimato a 350 milioni di euro il divario potenziale per i bilanci comunali nel caso in cui, come previsto nella prima versione della legge finanziaria, fosse scaduta automaticamente la cancellazione dei debiti fino a mille euro. Insomma, il rischio temuto era cosa alcuni comuni sono falliti, mentre altri avrebbero comunque visto deteriorarsi i propri saldi finanziari. Ecco perché molti non hanno partecipato.

Ora che la scadenza si avvicina 31 gennaio 2023 all’interno del quale deve essere comunicata la decisione, si ricevono anche le decisioni degli enti locali. Ad oggi, oltre a Roma e Milano, molti Comuni hanno scelto di opporsi, tra cui Firenze, Bologna, Parma, Piacenza e Vicenza. Anche Poppai, la seconda città guidata dalla Lega Nord, ha deciso di non partecipare alla demolizione. Una scelta contraria a quella del Napoli. Nonostante un debito pari a 4 miliardi e 981 milioni al 31 dicembre 2021 un deficit di 2,2 miliardi di cui è guidato il comune Gaetano Manfredi deciso di abolire le multe. Una partita da 400 milioni di euro di arretrati ormai irrecuperabili, ma che servono a mantenere almeno in parte il budget. Come detto, grazie ad un emendamento alla legge di bilancio, i sindaci hanno ottenuto il competente a decidere se annullare o meno i crediti di propria competenza. Si tratta principalmente di carichi il cui importo residuo al 1° gennaio 2023 è pari al massimo fino a mille euro, affidata alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015 da soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, dall’erario e dagli enti previdenziali pubblici: i.e. l’IMU e gli altri tributi locali. Per loro la legge di bilancio prevede solo l’abolizione degli interessi di mora e delle sanzioni, mentre resta intatta l’imposta dovuta.

Tuttavia, i governi locali potranno resistere all’approvazione da parte di 31 gennaio 2023 una risoluzione a cui inviareAgenzia delle Entrate, per evitare la cancellazione parziale (ovvero quella degli interessi e delle penali). In caso di multe, che sono sanzioni, potranno farlo i sindaci decidere se si desidera eliminarli parzialmente (solo per la parte degli interessi di mora) o per intero. In totale, i minuti che possono essere rimossi sono ca 11 milioni, un quarto del portafoglio ordini totale (42 milioni). Dei 19 miliardi di mutui comunali affidati all’Agenzia nazionale della riscossione e ancora da riscuotere, le multe valgono poco meno di 8 miliardi, ovvero più del 40%. La decisione del governo di procedere con il rimuovere le minicartelleoltre che per ragioni elettorali, è stata motivata, almeno in parte, dalla scelta di disfarsi dell’istituto di credito delle autorità fiscali, dove si registrano 19 milioni di italiani con debiti insoluti. Secondo lo stesso direttore delle entrate, ErnestoMaria Ruffini, Sono irrecuperabili 1.132 miliardi di euro di bollette, gran parte delle quali è costituito da multe non pagate. A livello nazionale si raccoglie anche solo il 45%, con percentuali molto variabili a seconda della città. Allora mentre a Milano il tasso di raccolta fino al 55%, a Roma scende al 35,2% ea Napoli il 15,9%. Tutto sommato, le multe sono una fonte di reddito molto importante per i comuni. Ogni anno portano ancora di più nel tesoro dei sindaci un miliardo di euro (1.044 milioni nel 2021). Altri 1,4-1,5 miliardi, invece, sono le multe comminate ma non riscosse.

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