Il senso del dialogo di Renzi e Calenda con Meloni. “Ci distinguiamo da Pd e M5s, e sul Mes la destra può andare in tilt”

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L’incontro a Palazzo Chigi. Convergenza reddito di cittadinanza e imprese. Le tensioni sul Pnrr: “Se io critico, voi mi attaccate”, lamenta il premier. Ma è proprio sulle questioni europee che i vertici del Terzo Polo vogliono fibrillare il governo. “Stiamo facendo ripartire tutto alla De Mes”, dice il boss di Iv. E alla Camera sul fondo di salvataggio la maggioranza è già preoccupata

Ad un certo punto i ruoli si sono addirittura invertiti. Carlo Calenda da sovranista: “Se aspettiamo Von der Leyen sull’energia, siamo fighi. Chi se ne frega della Commissione”. E Giorgia Meloni che ha strabuzzato gli occhi: “Sia messo agli atti che il Terzo Polo è antieuropeo”. Si è discusso del price cap e della proposta, avanzata dalla delegazione di Azione e Italia viva, di riorientare i 18 miliardi stanziati per i crediti d’imposta sulle imprese verso un piano nazionale di disconnessioneridurre i costi dell’energia elettrica. Il tutto sotto lo sguardo smarrito di Gian Carlo Giorgetti, che ha scosso la testa: “A Bruxelles non ce lo lasciano fare”. Ma è passato un po’ di tempo. Poi, durante tutta la riunione, parlando per un’ora e mezza, l’Europa è tornata ad essere il proverbiale luogo di confronto tra il presidente del Consiglio ei suoi oppositori del dialogo, ma tutto secondo copione. Infatti, appena Calenda ha pronunciato la parola “Coltello”, il boss di FdI si è precipitato a fermarlo: “No, non ne stiamo nemmeno parlando”.

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