Iran, minacce del governo ai giocatori prima della partita con gli Usa

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Secondo la TV americana, i membri delle Guardie Rivoluzionarie hanno chiamato i giocatori e minacciato violenze contro le loro famiglie. Si dice anche che il governo abbia infiltrato spie tra i tifosi

Iran-Stati Uniti è una partita che va oltre il calcio. La sua storia. È politico. È religione. È il confronto tra due paesi che da più di quarant’anni diffidano l’uno dell’altro. Cioè da quando in pochi mesi, tra il novembre 1979 e l’inizio del 1980, la rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeyni depose l’ultimo scià di Persia, Mohammed Reza Pahlavi, amico e alleato delle potenze occidentali e degli Usa. in particolare.

Alla fine, gli studenti di Teheran hanno fatto irruzione nell’ambasciata degli Stati Uniti e hanno preso in ostaggio dozzine di diplomatici. La risoluzione della crisi è stata lenta e faticosa. Tanto che Washington ha tentato un blitz armato che si è ritorto contro.

VEGLIA

A poche ore dall’inizio del match (20 italiane), che darebbe accesso agli ottavi di finale per la vincente, mentre un pareggio potrebbe essere a favore delle asiatiche, sale la tensione. Come, del resto, era quasi lecito aspettarsi. Viste le turbolenze che affliggono il Paese islamico, con le donne che protestano per l’emancipazione e contro l’obbligo di portare il velo per settimane dopo la morte di Mahsa Mini, uccisa a settembre all’età di 22 anni per “indossare il velo in modo sbagliato”. L’emittente CNN ha citato “una fonte coinvolta nella sicurezza del torneo” che ha annunciato che le famiglie dei calciatori iraniani sono “minacciate di arresto e tortura se gli atleti non si comportano correttamente prima della partita contro gli Stati Uniti”.

SILENZIO

In segno di protesta, l’Iran non ha cantato l’inno nazionale prima della partita di apertura della Coppa del Mondo del Qatar (6-2) contro l’Inghilterra il 21 novembre. La fonte citata dalla CNN avrebbe rivelato che già dopo quell’atto di ribellione i giocatori erano stati convocati dalle Guardie Rivoluzionarie di Teheran e avevano minacciato le loro famiglie di “violenze e torture” se il silenzio si fosse ripetuto anche nella partita contro il Galles, vinta 2 – 0. Le eventuali minacce devono aver fatto effetto, perché venerdì scorso è stato cantato l’inno nazionale. Ma non è tutto, secondo la fonte, il regime iraniano si sarebbe infiltrato in decine di ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie per monitorare il comportamento dei tifosi sugli spalti al fine di generare un clamoroso (ma falso) sostegno al regime e a quello dei giocatori fuori campo. campo. “Misure” che aumenteranno in occasione della gara odierna. In particolare, ai giocatori sarebbe vietato socializzare o incontrare stranieri nel tempo libero: “A Teheran c’è un gran numero di agenti di sicurezza che monitorano il comportamento dei giocatori in Qatar”. Sembra che lo stesso allenatore, il portoghese Carlos Queiroz, abbia incontrato i rappresentanti delle Guardie Rivoluzionarie e ottenuto che i giocatori possano “protestare”, ma solo nell’ambito delle regole imposte dalla World Football Federation (FIFA). In effetti, viste le misure restrittive imposte dalla FIFA, ciò equivarrebbe più o meno a non fare nulla.

PRECEDENTE

Insomma, a poche ore da una partita fondamentale, si è accesa ancora di più la tensione per il risultato sportivo. Una partita che ha avuto un precedente ai Mondiali di Francia del 1998. In quell’occasione trionfò l’Iran (2-1), ma entrambe le formazioni erano già eliminate dal torneo nei primi turni a favore di Germania e Jugoslavia. Questa volta è in gioco il passaggio agli ottavi di finale. E non può che essere un ulteriore motivo di tensione.

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