«Lince italiano distrutto in Ucraina. Contribuenti, siete felici ora?». Ma il blindato è un Tekne di Kiev

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Un post sui social che in realtà è una provocazione che può subito scatenare polemiche. con protagonista ilAmbasciata Russa Fino a Roma, che ha pubblicato una foto di un’auto blindata distrutta. Secondo Mosca si tratta di una “Lince italiana” spedita a Kiev, ma è un 4×4 della Techne acquistata dall’ex presidente ucraino Lukashenko: «Made in Italy. L’auto blindata Lince MLV consegnata all’esercito ucraino vicino ad Artiomovsk (Bakhmut). Tutti i contribuenti italiani sono contenti di questa destinazione dei loro soldi? Lo scrive su Facebook l’ambasciata russa a Roma postando la foto di un blindato distrutto nel giorno in cui il parlamento sta discutendo un’estensione degli aiuti militari a Kiev.

Tra le risposte, il tenore è quasi inequivocabile: «Sono molto contento. Sarò ancora più felice quando il tuo esercito lascerà il suolo ucraino e il tuo governo rinuncerà a qualsiasi linea politica che possa mettere in pericolo altre persone”, si legge in un commento pieno di like. Anche gli altri utenti non esitano a rispondere alla domanda provocatoria dell’ambasciata russa: «Assolutamente, perché i Lynx sono dotati di corazze così avanzate che anche se vengono rese inabili da un’esplosione riescono comunque a salvare la vita all’equipaggio a bordo , con un’altra nave da ricognizione l’equipaggio non sarebbe sopravvissuto”, ha spiegato un altro.

In parlamento

Oggi l’emendamento dei relatori al decreto è stato definitivamente ritirato Nato che ha introdotto nel provvedimento la proroga delle spedizioni di armi verso l’Ucraina fino al dicembre 2023. Lo si sente a margine delle Commissioni Difesa e Salute del Senato dove si sta esaminando il provvedimento.

“Come ha spiegato oggi il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Ciriani, il governo non si è mai sottratto alle necessarie autorizzazioni per l’invio di mezzi, materiali e mezzi militari in Ucraina – ha affermato il ministro della Difesa – Guido Crosetti -. Abbiamo più volte dato piena e completa disponibilità a riferire alle Camere. In ogni caso, ho chiesto al ministro Ciriani di ritirare l’emendamento in questione dopo che mi ha confermato l’impegno di tutti i gruppi parlamentari a progettare un decreto nel merito della causa e ad approvarlo entro il 31 dicembre 2022″.

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