Mancano i medici di medicina generale ma si fa poco o nulla per risolvere il problema

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di Lorenzo Spadotto

16 nov

Gentile Direttore,
L’anno scorso ho adempiuto a una pratica generale provvisoria. Un anno fa nessun collega voleva assumere questo lavoro e nessuno neanche quest’anno. A Noventa di Piave, il paese dove lavoro, c’era (e c’è tuttora) un’area carente e quindi si dice che più di 1.500 persone siano rimaste senza aiuto o trasferite dai medici dei paesi vicini. laurea in medicina generale, ho scelto di assumere l’incarico a novembre 2021.

In sintesi, nonostante la disponibilità a proseguire il servizio, il GGD ha rilevato l’incompatibilità tra il numero di ore di pratica libera da me conferite e l’incarico di medicina generale, ai sensi – anzi, il senso di colpa – dell’arte. 21 del ACS. Terminerò quindi l’incarico a fine novembre, il che mi ha spinto a fare alcune considerazioni.

Innanzitutto consideriamo che:

  • in Veneto mancano 640 medici di medicina generale,
  • più di 40 nel Veneto Orientale,
  • nel triennio 2023-2025 assisteremo ad un numero di pensionamenti pari a 462 medici,
  • nello stesso periodo si laureeranno 700 medici di medicina generale,
  • di questi, circa 210 (il 30%, secondo i dati di Stichting SSP) non svolgeranno questo lavoro;
  • nei prossimi tre anni non arriveranno 700 medici, ma solo 500 colleghi;

Poi le carenze sono le già presenti (640) oltre alle nuove (462) per un totale di 1.100 e alla fine avremo ancora una carenza di ben oltre 600 operai specializzati, carenza che molto probabilmente avrà un maggior impatto nei centri urbani più piccoli.

Uno stillicidio inesorabile che ci ha portato oggi alla mancanza di medici, alla curva delle pensioni di cui abbiamo ricevuto i primi allarmi nel 2010 e dopo più di un decennio ci siamo resi conto di un dato di fatto: la medicina di base non è più una professione appetibile per i giovani medici. Ci sono sicuramente molti fattori, molti sono menzionati anche in questa rivista, ma sto cercando di trovarne uno su tutti: non è normale che un medico di base passi più tempo al computer che a visitare il paziente a letto o il malato a casa, e faccio fatica a immaginare che questa possa essere una stimolante prospettiva di carriera per un giovane medico.

Anche se pochi giovani medici sono disposti a fare questo lavoro, viene fatto ogni sforzo per invogliarli a fare qualcos’altro! Ne è un esempio la miriade di incompatibilità presenti, argomento di cui ho parlato circa un anno fa in questa pubblicazione, che spingono i colleghi a scegliere altre strade. Non è il caso di tornarci sopra perché ho detto molto in passato, ma in questo contesto è importante ricordare il lavoro dell’Associazione delle Camicie Grigie e tutti i richiami che hanno fatto in merito all’incompatibilità tra formazione in medicina generale e la libera professione, giunto a termine favorevole per i candidati medici, anche fino alla coerente sentenza del Consiglio di Stato (n. 310/2022).

Lungi dal fare una sterile polemica, credo sia opportuno chiedersi se continueremo a rincorrere i numeri nei prossimi anni in attesa che le aree carenti vengano colmate nel prossimo decennio e se, nel frattempo, continueremo a inventare medici per ottenere 1.800-2.000 pazienti assegnati l’uno, nonostante il minimo senso di qualità delle cure.

Ed è a questo punto che mi viene in mente un passaggio dello scritto di Cavicchi su questa rivista “i medici di medicina generale saranno sempre meno liberi professionisti e saranno sempre più “parasubordinati” quindi comincio a pensare che probabilmente non c’è intenzione di risolvere problemi attuali togliendo confini a dir poco anacronistici, in altre parole con buona pace della salute dei cittadini e dei pazienti: “chi se ne frega”!

Sarebbe bene che si dicesse davvero che non riguarda il problema attuale. E anche se l’inizio della formazione in medicina generale è stato quasi sempre rinviato, anche quest’anno – condizione che già fa ampiamente capire che il problema è stato pensato, ci sono esigenze politiche da seguire, le regioni devono mettersi d’accordo, l’elefante l’apparato della burocrazia deve muoversi al proprio ritmo.

A ben vedere, esagerano se il 30% dei colleghi laureati in medicina generale non fa questo lavoro.

Dott. Lorenzo Spadotto

Medico

16 novembre 2022
© Riproduzione riservata


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