Manovra, si studia modifica a Opzione donna. Pressing della maggioranza su Superbonus e lavoro

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Molti dei cavalli di battaglia della campagna elettorale dei partiti di maggioranza saranno al centro degli emendamenti che i gruppi parlamentari presenteranno alla Legge di Bilancio. La lista dei desideri non è lunghissima, ma è talmente pesante da preoccupare il premier Meloni, memore di quanto accaduto al suo predecessore Mario Draghi durante la manovra dello scorso anno.

È in fase di ricerca una modifica dell’opzione femminile, il nodo del tetto

Nel frattempo, il governo sta lavorando a un possibile cambio di regole per quanto riguarda l’opzione delle donne, che è inclusa nella manovra. Questo si apprende da varie fonti della maggioranza. Secondo quanto riferito, il tema dovrebbe essere oggetto anche di un incontro informale con i rappresentanti della maggioranza e il ministro del Lavoro Marina Calderone. L’incontro dovrebbe svolgersi nel primo pomeriggio. Una possibile modifica è però legata al problema delle coperture: l’attuale legge, che limita l’anticipo della pensione alle lavoratrici svantaggiate, limita molto il pubblico e servono risorse aggiuntive per cambiarla.

Limita gli emendamenti a 400

Per questo, durante l’incontro con il ministro Giancarlo Giorgetti, è stato fissato un tetto, 400 milioni, per la “tesoreria” che verrà messa a disposizione dei gruppi parlamentari per la loro lista dei desideri, mentre un altro limite, anch’esso fissato a 400, riguarda la numero di emendamenti, uno per membro.

Limite di risorse

L’anno scorso il Senato (la manovra è partita da lì) ha ribaltato la legge varata dal governo, a partire dal super bonus, e inoltre sono stati finalmente introdotti tanti provvedimenti elettorali, le cosiddette “mance” (nei commi da 893 a 911) che ha irritato Draghi: da 350mila euro per la parrocchia di Caldiero (Verona), a un milione per la palestra del liceo di Trofarello (Torino), a un milione per la piscina comunale del Centro Valle Intelvi. Per evitare “l’attacco allo zelo”, durante l’incontro con i capigruppo, Meloni e Giorgetti, è stato chiaro il limite delle risorse, esattamente 400 milioni, a cui se ne potrebbero aggiungere altri (massimo 300) per i ministeri.

Assunzioni giovani e “minime”.

Un tetto che non spaventa i presidenti dei gruppi di maggioranza. I più assertivi sono stati Alessandro Cattaneo e Licia Ronzulli di Forza Italia, che hanno annunciato due emendamenti ben precisi: l’abolizione del premio per l’assunzione dei giovani e l’aumento delle pensioni minime. Costi variabili a seconda di dove sono poste le soglie in entrambi gli emendamenti (età sotto la quale scatta la detrazione fiscale; importo della pensione). Cattaneo ha detto che Fi proporrà di ottenere risorse aggiuntive trasferendole dal reddito di cittadinanza.

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