Superbonus villette non premia le famiglie

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La composizione della famiglia è meno prevedibile. Si sarebbe propensi a pensare che le famiglie numerose rientrino più facilmente nel requisito reddituale grazie al coefficiente divisore. Non è così. Quasi la metà dei potenziali beneficiari sono single e quelli con persone a carico sono il 20%, di cui solo il 2% con tre o più familiari oltre al coniuge. Insomma: non sembrano essere molte le famiglie che riescono a possedere una casa e ad avere figli con un reddito di riferimento di 15mila euro al lordo delle tasse. Naturalmente questo dato va letto con cautela, in quanto la platea analizzata è costituita da “settetrentisti”, in cui predominano lavoratori e pensionati. Ma fornisce comunque un’indicazione che va nella direzione opposta rispetto alle prime analisi fatte sul provvedimento.

Trasferimento e altri ostacoli

A rendere ancora più accidentata la strada per ottenere l’esenzione, ci sono altri interessi che non emergono dai dati del contribuente. Infatti fertilizzare questi posti di lavoro creerà diversi problemi dal punto di vista finanziario. Tutto ruota intorno a una domanda: quanti contribuenti con un reddito di riferimento di 15.000 euro e, in alcuni casi, figli a carico, avranno la liquidità per pagare queste operazioni? Probabilmente non molto. Diventano decisivi, ad esempio, la cessione del credito e lo sconto in fattura, eventualmente in abbinamento a un finanziamento ponte, come via alternativa a una spesa che pochi possono permettersi. Anche perché a livelli di agevolazione molto elevati diventa impossibile detrarre direttamente importi presumibilmente elevati (90% in quattro rate annuali).

Insomma, per vendere questi bonus bisognerà andare in banca e affrontare un mercato che al momento è quasi fermo: gli istituti di credito hanno raggiunto il limite della loro capacità di bilancio e, nella quasi totalità dei casi, non acquistano . Un blocco che indirettamente limita anche gli sconti sulle fatture aziendali: anche questa strada sarà molto difficile da seguire.

Il nodo del 10% viene passato all’utente

Ammesso che questo primo ostacolo possa essere superato, magari trovando una via alternativa alla vendita, allora almeno il 10% sarà a carico del contribuente. Per pagare si torna alla casella iniziale: o si ha a disposizione la liquidità necessaria oppure ci si deve recare in banca per farsi finanziare l’operazione. Ed è qui che entrano in gioco le verifiche che gli istituti effettuano sulla sostenibilità del debito per chi chiede un mutuo: di norma, la rata mensile da pagare deve rimanere entro un terzo del reddito netto del nucleo familiare.

È probabile che molti dei contribuenti con redditi così bassi (e magari già titolari di un mutuo) non abbiano la forza di effettuare una rata mensile del mutuo. Riducendo ulteriormente la circonferenza di coloro che hanno accesso al 90 percento. E gli ostacoli non finiscono qui: la legge esclude dai benefici i titolari di diritti di godimento personale su un immobile. Tradotto (e conferma la nota esplicativa al decreto al Senato): sono esclusi garanti, inquilini e soprattutto familiari conviventi che non possono più permettersi il lavoro. In sostanza, il proprietario dovrà sostenere i costi da solo.

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